Magazine

Finlandia, libertà e cannibali #Europainvaligia

Redazione




Oggi vi raccontiamo l’#Europainvaligia di Paolo, un’avventura in Finlandia, tra libertà e cannibali!

 

Questo Febbraio mi sono recato in Finlandia, nella città di Salo (vicina alla capitale Helsinki), grazie al progetto Erasmus+ “Way To Go – Paths of life” ed ho avuto l’opportunità di poter vivere una settimana adattandomi agli usi, ai costumi e alla cultura finlandese.

 

Appena arrivati siamo stati stipati un un autobus gremito di persone provenienti da vari paesi coinvolti nel progetto (Italia, Spagna, Islanda, Slovacchia, Croazia, Turchia e Grecia) e trasportati verso la scuola locale dove siamo stati accolti da cartelloni, grida di benvenuto e le bandiere dei nostri paesi, tra cui figurava anche quella italiana, ma attaccata al contrario. Poco male in fondo, dato che vicino alle bandiere vi prendeva posto un buffet di piatti tipici.

 




Piatti tipici, si fa per dire, dato che nella terra finnica di cibi tradizionali c’è ben poco. Eppure ho mangiato straordinariamente bene, sia il primo giorno, che tutti gli altri. Alla faccia, quindi, del pensiero comune che ci impone la convinzione del fatto che la cucina italiana sia l’unica veramente buona, dato che ho potuto mangiare ottime minestre, ottimo pesce e anche piatti come la jauhelihakastike, ovvero una strana salsa di carne speziata, di cui mi sono stupito per quanto mi stesse piacendo.

 

Se nelle nostre mattinate visitavamo le loro scuole o facevamo alcune attività d’apprendimento, il divertimento vero arrivava il pomeriggio: infatti, dopo la scuola, ci recavamo in questo centro ricreativo chiamato Steissi dove abbiamo iniziato a stringere amicizia, soprattutto con spagnoli e islandesi, i primi perché erano quelli con cui potevamo comunicare e confrontarci meglio, i secondi perché erano dei pazzi, ma allo stesso tempo dei geni: come il nostro amico Sigurjón (chiamato Serjgey, dato che non riuscivamo a pronunciare il suo nome), il quale si divertiva ad inventare storie assurde sull’Islanda (come una carestia in cui si sopravvisse mangiando le persone dai capelli rossi) rimanendo però completamente impassibile e serio. A detta sua ciò aiutava a socializzare e a “rompere il ghiaccio” con altre persone, soprattutto con quelle con una cultura diversa dalla propria. Non l’avevo mai pensata in questo modo, posso solo dirvi che funziona veramente bene.

 

 

Credo che il tempo libero sia molto importante in viaggi del genere: ho apprezzato molto, infatti, che ogni pomeriggio fossimo liberi di fare ciò che volevamo e che nelle visite delle altre città come Helsinki o Turku potessimo andare per conto nostro a visitare luoghi o, soprattutto, a fare compere. Dico soprattutto perchè la loro concezione di città è molto diversa da quella a cui ero abituato io: Helsinki è un centro commerciale gigante. Ciò mi ha fatto rimanere un po’ spiazzato, perchè si, c’erano alcuni luoghi d’interesse e tutto il resto, ma la maggior parte degli edifici erano negozi, attività commerciali o simili.

 

Forse uno dei fattori che mi ha fatto più adorare questo viaggio è stato il senso di libertà ed autonomia che sentivo. Lo sentivo quando potevo dire ciò che volevo in Italiano ai miei amici e nessuno a parte loro avrebbe compreso; lo sentivo quando potevo imprecare senza conseguenze; lo sentivo quando dovevo gestire il budget giornaliero che mi era stato dato a disposizione per mangiare. Un senso che è svanito appena ho rimesso piede sul suolo italiano.

 

 

E il solo pensiero di non poter più vivere in quel modo, di non poter più rivivere quelle esperienze e divertirmi insieme agli amici conosciuti in Finlandia ha suscitato in me non poca tristezza. Anche se devo ammettere che il rientro non è stato poi così triste come pensavo: all’areoporto di Helsinki abbiamo incontrato un cinquantenne italiano che ci ha intrattenuto con storie della sua vita lussuriosa e ha provato a farci rimorchiare delle studentesse giapponesi. Uno strano finale per una settimana fuori dall’ordinario.

 

Tirando le somme posso dire che questo viaggio è stato veramente indimenticabile e sarei pronto a rifarlo, o rifarne un altro, senza pensarci due volte. Consiglio a chiunque stia leggendo di non esitare e intraprendere uno stage o un erasmus per una qualsiasi destinazione europea, io ne sono rimasto veramente entusiasta.

 

 

Foto e testo di: Paolo Speziali

 


 

Se anche tu fai parte della generazione #Europainvaligia e vuoi vedere pubblicato il tuo articolo sul nostro sito, raccontaci le tue esperienze all’estero, le tue avventure, le emozioni e le sensazioni e condividi con noi le foto dei tuoi ricordi! Basta compilare il form qui sotto

 

 

 

 

 

 


  • comments powered by Disqus